Articoli del 02/05/2014:

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Cosa cambia dopo l’entrata in vigore della novella legislativa in tema di equiparazione di status per tutti i figli:

L’entrata in vigore  del dlgs n.154/13, con la revisione delle norme sulla filiazione,  ha inciso sia sulle  regole di conduzione  della famiglia che  su quelle che regolano i rapporti genitori- figli quando l’unione  fra i genitori viene meno.
Non verrà più esercitata  la «potestà» genitoriale  sui figli, bensì d’ora in poi la responsabilità genitoriale e, soprattutto, non ci saranno più etichette che distingueranno in maniera discriminante i figli quali naturali o legittimi, bensì si parlerà tout court di figli e, solo quando ciò sia indispensabile, di figli nati fuori o dentro il matrimonio, figli – si intende – aventi tutti uguali diritti e doveri.
Non sussisterà pertanto più la qualifica per un figlio di “legittimo”, non avendo ciò più alcune senso , in quando sino ad un passato molto recente collegato all’avvenuta celebrazione del matrimonio e finalizzato a specificare una condizione  privilegiata  dei figli di genitori “ in regola” rispetto a quelli nati da relazioni prive del suggello formale.
Dal 7 febbraio del 2014 tutti i figli sono uguali, anche agli effetti successori: in particolare scompare la possibilità che avevano i figli legittimi ( diritto di commutazione) di liquidare in denaro o immobili la porzione di eredità spettante ai figli naturali che non si opponessero.
Muta radicalmente l’art.316 del codice civile che disciplinava «l’esercizio della potestà dei genitori» previsto sino alla maggiore età o all’emancipazione del minore: infatti, come sopra citato,  nel nuovo art. 316 esordisce il concetto di «responsabilità genitoriale», che è esercitata di comune accordo, tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del figlio.
Essa spetta al genitore che ha riconosciuto il figlio e se a riconoscerlo sono  stati entrambi (in caso di nascita fuori dal matrimonio) spetta naturalmente a entrambi.
Il nuovo art. 316 del c.c. dispone   il dovere per il  genitore che non esercita la responsabilità genitoriale di vigilare comunque  sull’istruzione, l’educazione e le condizioni di vita del figlio.
La nuova normativa prevede che i nonni  «hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni e possono agire in giudizio per vedere tutelati i propri diritti».
I nonni – ed  in genere gli  ascendenti, in ordine di prossimità -  hanno  anche l’obbligo, qualora i genitori non avessero i mezzi sufficienti, di fornire a mamma e papà in difficoltà i mezzi necessari per adempiere ai doveri nei confronti dei figli.

La nozione  di «potestà genitoriale» viene superata  in considerazione della evoluzione socio-culturale, prima che giuridica, dei rapporti tra genitori e figli.
Tale definizione   di responsabilità genitoriale, già  da tempo presente  in numerosi strumenti internazionali, viene adottata in quanto è la migliore che definisce i contenuti dell’impegno genitoriale, non più da ritenere  come un potere   sul figlio minore, bensì come un’assunzione di responsabilità da parte dei genitori nei suoi confronti. I figli non vengono più considerati  come oggetto di diritti , bensì come soggetti titolari di diritti , che devono essere pienamente tutelati, nell’interesse preminente del minore.

Pertanto  la responsabilità genitoriale  assurge  a complesso di tutti quei doveri , obblighi e diritti derivanti  per il genitore dalla filiazione.
I genitori,  con tali novità legislative,  conservano sempre e comunque la titolarità della responsabilità genitoriale  tranne se intervenga  una pronuncia di decadenza e l’affidamento incide solo sul profilo del suo esercizio. Infatti anche  in caso di affidamento esclusivo, ai sensi dell’art. 337 –quater c.c. - le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori  e solo il giudice può introdurre una deroga per gravi motivate ragioni. D’altra parte  il genitore che “non esercita la  responsabilità genitoriale”, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 316 c.c. – come anzi citato -   “vigila sull’istruzione, sull’educazione  e sulle condizioni di vita del figlio”.

Si amplia, pertanto, il  principio di bigenitorialità che ora, in modo esplicito, attiene anche alla scelta in ordine  alla residenza abituale del minore;  infatti  sempre e comunque devono essere entrambi i genitori a decidere il luogo  in cui i figli devono vivere e un trasferimento unilaterale è atto illecito che consente al  giudice di cambiare il modulo  di affidamento.
L’importanza delle relazioni genitoriali, in merito  ai luoghi in cui i minori svolgono la loro vita, è rafforzata dal nuovo comma II dell’art. 337-sexies c.c. in cui è ora previsto che, in presenza di figli minori, “ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di 30 giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio”.
La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi.
Inoltre ai sensi dell’art. 337 –ter c.c.  “qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento”.
L’obbligo del rispetto delle condizioni  stabilite  dal giudice è rafforzato in sede di affido esclusivo; infatti ex art. 337-quater comma II c.c., il genitore affidatario “deve attenersi alle condizioni determinate dal Giudice”.  Emerge, ancora una volta, il diritto di ciascuno dei genitori a prendere parte alla vita del proprio figlio senza che l’affidamento, in sé, possa costituire una scissione , di fatto, del legame familiare.
Responsabilità genitoriale vuol dire anche  «rispondere» in  caso di esercizio inadeguato delle competenze e attribuzioni riconosciute. Da  qui scaturisce  la previsione  del nuovo art. 337-ter c.c. che assegna, anche al giudice ordinario  la facoltà di disporre «l’affidamento  familiare» in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore  ad uno dei genitori.
Pertanto la legge conferma , come regola generale, l’affidamento condiviso, cioè  entrambi i genitori mantengono gli stessi diritti e doveri sui figli, con gli stessi poteri e conseguenti responsabilità.
Ma quando l’affidamento condiviso diventa pregiudizievole  per il minore, nel caso in cui uno dei due genitori risulti non idoneo  al compito da svolgere, il giudice può derogare al modello dell’affidamento condiviso, disponendo  quello  esclusivo. A tal punto, il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, può avere anche l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi .
Scatta, in tale fattispecie, l’affidamento definito  “superesclusivo” in deroga al principio di bigenitorialità.
In pratica, a decidere delle questioni più importanti per lo sviluppo, e nell’interesse, del bimbo (come abitazione, salute, educazione e istruzione) sarà esclusivamente l’altro genitore e non più quello che si è dimostrato inadeguato.
Tutto ciò emerge dal recentissimo decreto emanato dalla nona sezione civile del tribunale di Milano (Presidente f.f. dr. Giuseppe Buffone).
Ciò  può aversi  in tutti quei casi  nei quali  uno dei due coniugi risulti completamente  assente dalla vita del figlio e lasci le spese di mantenimento a  totale carico dell’ altro genitore, oppure quando uno dei due  si riveli inadeguato alla propria funzione genitoriale  e, magari, strumentalizza  il minore a mò di  “merce di scambio”  per ricattare l’altro coniuge, minacciando che gli porterà via il piccolo se non soddisferà le sue richieste ( spesso pecuniarie).
Il non affidatario conserva comunque  il diritto e il dovere di vigilare su istruzione ed educazione del minore e può, senz’altro, ricorrere al giudice se ritiene che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al suo interesse.
Tutelare i minori è un dovere etico prima che giuridico. Giovenale sosteneva “maxima debetur puero reverentia”, che, tradotto in italiano,  vuol dire “al fanciullo si deve il massimo rispetto”. D’altra parte una società che non si prende cura dei bambini è una società senza futuro , in quanto i minori  rappresentano la nuova compagine sostanziale  della collettività del domani.

Maltrattamenti in famiglia:

L’AMI, Associazione Avvocati matrimonialisti Italiani, sezione di Catanzaro ha dedicato uno degli ultimi eventi formativi alla tematica, purtroppo molto attuale, dei maltrattamenti in famiglia, che oggi stanno creando un vero e proprio allarme sociale.
Spingere, strattonare, afferrare, storcere un braccio sono comportamenti subiti soprattutto da donne o bambini nel 56% dei casi; il 36% subisce schiaffi, calci, pugni. Nella maggioranza dei casi (54%) la violenza è ripetuta numerose volte; i maltrattamenti subiti nella coppia sono sia fisici che morali.
Ecco il caso di Lisa: è sposata da 35 anni; non è chiaro quando sono iniziati i maltrattamenti, lei ricorda solo che ad un certo punto lui non voleva più essere contraddetto. Schiaffi, pugni denunce … poi qualcuno l’ha convinta a ritirare la querela, annullando così tutte le fatiche che aveva fatto per dimostrare le violenze subite. Ma è stato l’inizio della fine, perché lui a quel punto si è accanito su di lei in modo feroce, come una belva assetata solo di cieca vendetta. Oggi sta finalmente divorziando e cercando di dimenticare quel periodo: lei anela a un po’ di pace e all’affermazione della sua dignità di donna.
Anche la piccola Alice è stata oggetto di maltrattamenti: la bambina aveva così tanti lividi da non tollerare nemmeno di essere tenuta in braccio. La bimba per due giorni è stata da sola, in coma farmacologico, senza che i familiari fossero presenti per starle vicino; in quel caso i genitori erano stati gli aguzzini e tutto intorno si sapeva … ma nessuno prendeva provvedimenti.
Purtroppo in tali occasioni spesso nessuno interviene o lo fa in modo molto blando. Le persone, ottusamente, di fronte a dei maltrattamenti pensano che si tratti di “affari di famiglia” nei quali non intervenire. Ma soprattutto nei casi di bambini bisogna ricordarsi che il loro benessere deve essere considerato interesse di tutti, perché sono le persone che diventeranno i cittadini della società del domani.
Per quanto riguarda la normativa sui maltrattamenti in famiglia dobbiamo parlare dell’ultima legge, la 119 del 2013 che ha apportato delle novità in tema del reato di cui all’art. 572 c.p. Ed infatti si è avuta l’ introduzione dell’aggravante della “violenza assistita”; infatti la legge inserisce una nuova circostanza aggravante comune: “l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la libertà personale nonché nel delitto di cui all'articolo 572, commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza" (art. 61, comma 1, n. 11-quinquies).  Vediamo introdursi questa nuova circostanza aggravante     che si ha quando un minore, suo malgrado, è costretto ad assistere ad atti di violenza fisica o verbale che un genitore (di solito il padre) perpetra ai danni dell’altro genitore (solitamente la madre).
Inoltre la nuova normativa prevede che nei casi in cui si proceda per i delitti di maltrattamenti in famiglia (e anche di atti persecutori ex art. 612-bis), commessi in danno di un minorenne o da uno dei genitori di un minorenne in danno dell'altro genitore il Procuratore della Repubblica è tenuto a farne comunicazione al  Tribunale per i Minorenni .
In tali ipotesi la comunicazione al Tribunale per i Minorenni rileva anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti di affidamento dei figli o di decadenza dalla potestà genitoriale.

Ricordiamo poi che le misure a sostegno delle vittime del reato di stalking vengono estese anche ai reati di maltrattamenti in famiglia; pertanto la persona offesa deve essere informata della possibilità dell'accesso al patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni (Art. 101 c.p.p.).
Inoltre deve essere effettuata la comunicazione di revoca o sostituzione di misure cautelari alla persona offesa nei seguenti casi:

  • Allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, divieto e obbligo di dimora, arresti domiciliari, custodia cautelare in carcere, custodia cautelare in luogo di cura applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona. La richiesta di revoca o di sostituzione delle suddette misure, che non sia stata proposta in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Il difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi alla notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121 c.p.p. Il giudice procede una volta decorso il predetto termine;
  • Quando si devono assumere sommarie informazioni da minori, la polizia giudiziaria deve avvalersi dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico ministero qualora si proceda per maltrattamenti in famiglia (572 c.p.), oppure, per  adescamento di minorenni (609-undecies) e atti persecutori (612-bis).

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza di delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi previsti dall'articolo 572 del codice penale.
Nel caso in cui si proceda ad incidente probatorio in un procedimento per il delitto di maltrattamenti in famiglia e fra le persone interessate all’assunzione della prova vi siano minori di anni sedici, il giudice stabilisce le modalità particolari attraverso cui procedere all’incidente probatorio in conformità alle esigenze del minore. Inoltre   se la persona offesa è maggiorenne il giudice assicura che l'esame venga condotto anche tenendo conto della particolare vulnerabilità della stessa persona offesa.
Qualora si proceda per i reati di maltrattamenti in famiglia la proroga delle indagini preliminari può essere concessa per non più di una volta.
Per i delitti commessi con violenza, il pubblico ministero deve in ogni caso notificare la richiesta di archiviazione alla persona offesa (e non solo quando questa ne ha fatto richiesta), la quale potrà opporsi entro il termine di venti giorni (e non dieci come di norma).
Inoltre quando si procede per i reati di maltrattamenti in famiglia il pubblico ministero deve notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche al difensore della persona offesa o a questa stessa.
Nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi è assicurata la priorità assoluta, tra gli altri, ai delitti di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violenza sessuale.
Inoltre la nuova normativa introduce una particolare tipologia di permesso di soggiorno concesso alle vittime di violenza domestica al fine di sottrarsi alla stessa. In particolare esso viene rilasciato dal questore (con il parere favorevole dell'autorità giudiziaria procedente ovvero su proposta di quest'ultima) quando siano accertate situazioni di violenza o abuso nei confronti di uno straniero nell’ambito di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, mutilazioni genitali femminili, sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori o altro delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e vi sia un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio.
È certamente una legge molto importante, ma, onde debellare tali fatti criminosi, è importante soprattutto una crescita culturale ed etica della società, in una ottica del rispetto reciproco, dell’attenzione per l’altro, nell’ambito di una visione di famiglia basata sull’ethos solidale, di nucleo sociale coeso.

I bambini e il loro Diritto alla Salute:

La Convenzione sui diritti dell'infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia.
La Convenzione, obbliga infatti gli Stati che l'hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell'adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.
La Convenzione tutela il diritto alla vita (art. 6), nonché il diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24) e  sollecita i Governi ad impegnarsi per rendere i diritti enunciati prioritari e per assicurarli nella misura massima consentita dalle risorse disponibili.
Di fondamentale importanza è il meccanismo di monitoraggio previsto dall'art. 44: tutti gli Stati sono infatti sottoposti all'obbligo di presentare al Comitato sui diritti dell'infanzia un rapporto periodico  sull'attuazione, nel loro rispettivo territorio, dei diritti previsti dalla Convenzione. 
Il Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si è  assunto l’impegno di proseguire nell’opera di monitoraggio dell’attuazione sia della Convenzione sia delle raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato Onu, che ha richiesto al governo italiano, in particolare,  di identificare i “livelli essenziali delle prestazioni”, per garantire l’accesso a diritti fondamentali, in primis quello alla salute,  a tutti i bambini e gli adolescenti presenti in Italia, e combattere la discriminazione regionale garantendo risorse adeguate, sia a livello nazionale che a livello internazionale;
La salute è infatti un diritto umano fondamentale,  determinato dall’ambiente fisico, economico, sociale, familiare ed educativo e dalla qualità dei servizi sanitari forniti.
I bambini hanno il diritto di godere del miglior stato di salute possibile e di poter accedere a cure sanitarie appropriate, condizione essenziale in tutte le fasi della vita, in particolare per i bambini cardiopatici.
L’impegno del Servizio sanitario nazionale deve quindi essere mirato non solo alla prevenzione e cura delle malattie, ma alla tutela e alla cura dell’insieme bambino-famiglia, dalla cura delle  fasi prenatali fino ai servizi destinati ai giovani durante l’età adolescenziale, seguendo lo sviluppo del bambino nelle varie fasi dell’età evolutiva.
Non possiamo non mettere in luce positivamente la capacità dei neonatologi di far sopravvivere, crescere e diventare adulti bambini che pesano alla nascita meno di 1Kg, o agli straordinari progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica, che consentono oggi di correggere cardiopatie congenite che fino a pochi anni fa erano incompatibili con la vita.

Rammentiamo che il diritto alla salute viene tutelato, in forza dell’art. 32 della nostra Carta Costituzionale, quale bene assolutamente primario tra tutti i diritti fondamentali.
La disposizione contenuta nell’art. 32 della Costituzione mette in evidenza   non solo l’imprescindibile ed inderogabile  diritto all’integrità psico-fisica ed a vivere in un ambiente salubre, ma anche il diritto alle prestazioni sanitarie, alle cure gratuite per gli indigenti e finanche a non ricevere trattamenti sanitari se non quelli di carattere obbligatorio volti a tutelare non già solo il destinatario, ma soprattutto la collettività, come avviene nel caso delle vaccinazioni o degli interventi effettuati per la salute mentale.
Ed infatti sancisce l’articolo in esame  «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana ».
L’animus della norma è rendere concreto il concetto  di diritto alla tutela della salute come diritto all’integrità psico-fisica e, di conseguenza,  come diritto alle prestazioni sanitarie, imponendo  alle istituzioni  l’onere  di assicurare prestazioni sanitarie idonee a tutti e, in particolare, ai soggetti più deboli, tra cui i minori.

L’articolo 32 della Costituzione è finalizzato  a tutelare, immediatamente e senza alcuna necessità dell’interpositio legislatoris, il diritto all’integrità psico-fisica di ogni essere umano: si tratta di un diritto inviolabile ed assoluto, che comprende un bene primario oggetto di un diritto fondamentale della persona, immediatamente tutelabile ed azionabile sia nell’ambito dei rapporti con i poteri pubblici che nei confronti dei privati.
Il diritto individuale alla salute, in questo senso, si presenta dunque come diritto non degradabile ed assoluto, ossia tutelato dalla Costituzione in modo pieno ed incondizionato nei confronti di tutti.
L’articolo 32 , poi, considerato nella sua accezione di  diritto sociale, ossia come pretesa positiva nei confronti del potere pubblico ad ottenere prestazioni sanitarie, prefigura  un servizio pubblico obbligatorio, prendendo le mosse dal principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, comma secondo della Costituzione, che impone alla Repubblica il compito « di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e 1’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Bisogna sottolineare che l’interpretazione e la concreta operatività del diritto ai trattamenti sanitari ha tuttavia conosciuto un’evoluzione notevole nell’ambito della giurisprudenza, in particolare di quella costituzionale: da una concezione dell’articolo 32 delta Costituzione come norma meramente “programmatica”, quindi per tempo inevasa, si è passati ad un riconoscimento del diritto in termini pieni ed esaustivi, illimitati ed assoluti.
Orbene in merito alla tutela della salute dei bambini, in particolare se cardiopatici, c’è da evidenziare che  la promozione attiva della salute, e dell’assistenza all’infanzia e all’adolescenza sono, o meglio , dovrebbero essere,  il filo conduttore degli ultimi Piani sanitari nazionali per garantire  unità e coerenza agli interventi dell’area della pediatria soprattutto  sul territorio delle singole realtà dei distretti spesso differenti nelle diverse zone  del Paese.

La Carta di Each è molto importante  perché stabilisce dei fondamentali principi per una concreta tutela dei diritti dei bambini ammalati; tale Carta, redatta nel 1988, riassume in dieci punti i diritti del bambino ricoverato in ospedale , recependo una Risoluzione del Parlamento Europeo del 1986.
In particolare vengono evidenziati i seguenti punti:

La Carta Europea per la tutela educativa di bambini ed adolescenti malati curati in ospedale o in assistenza domiciliare promulgata dall’Assemblea Generale di H.O.P.E. di Barcellona in data 20 maggio 2000 sancisce come ogni bambino o adolescente malato ha diritto a ricevere una educazione, sia a casa che in ospedale, al fine di far  proseguire a bambini ed adolescenti il proprio percorso formativo, consentendo loro di continuare a vivere il proprio ruolo di studenti.
La scuola in ospedale è importante anche per favorire  la normalità nella vita quotidiana. L'educazione ospedaliera può svolgersi in gruppi classe, come insegnamento individualizzato e/o direttamente in camera di degenza.
L'insegnamento domiciliare e quello svolto in ospedale devono adattarsi ai bisogni ed alle capacità di ogni bambino o adolescente e verranno svolti in collaborazione con la scuola di appartenenza.
L'ambiente di apprendimento deve essere adattato ai bisogni di bambini ed adolescenti malati. Le tecnologie della informazione e della comunicazione potranno essere usate anche per prevenire forme di isolamento.
Gli insegnanti che operano in ospedale ed in assistenza domiciliare devono essere pienamente qualificati per questo lavoro e avere accesso ad ulteriori percorsi di formazione in servizio.
I genitori devono essere informati del diritto all'istruzione scolastica e delle opportunità educative per il proprio bambino o adolescente malato. Essi saranno considerati partner responsabili ed attivi di questi progetti.
Ora in questo contesto non possiamo non richiamare , concludendo, il Manifesto per il diritto alla Salute e al Benessere dei Bambini e degli Adolescenti in Italia redatto dalla Società Italiana di Pediatria. Tale importante enunciato di diritti è scaturito nel 2012 in occasione del paventato pericolo che  la salute e il benessere dei bambini si trovassero in pericolo “in un’epoca come quella attuale, di rapidi e profondi mutamenti sociali, di grave crisi economica e di contrazione della spesa sociale e sanitaria che coinvolgono lo stesso ruolo della famiglia”.
Sostiene infatti il Presidente della Società pediatrica , prof. Alberto Ugazio, che “I tagli della spesa sociale e sanitaria prospettano la scomparsa dell’infermiere pediatrico, il trasferimento dell’assistenza primaria dal pediatra di famiglia al medico di medicina generale per i bambini che hanno appena superato le prime età della vita ed è purtroppo già in atto un progressivo trasferimento dei bambini ospedalizzati dall’assistenza specialistica pediatrica all’assistenza specialistica dell’adulto. Siamo quindi di fronte al rischio di un arretramento della qualità dell’assistenza pediatrica che farebbe perdere al nostro Paese un patrimonio scientifico, culturale e di civiltà che si è sviluppato e affermato nel corso di più di 100 anni”.
Tutto questo ha condotto ad enunciare e affermare in maniera  alcuni diritti fondamentali per la tutela concreta della salute dei bambini malati, ed in particolare:

1. Il diritto  di venire assistiti da personale sanitario, medico e infermieristico, professionale e volontario, specificamente formato per l’assistenza ai soggetti in età evolutiva in aree dedicate e in ambienti sicuri, dotati di tutti i supporti strutturali, tecnologici e organizzativi;
2. di avere accesso a tutti i farmaci e cure efficaci e sicuri, senza limitazioni;
3. di avere accesso alla promozione della propria salute non soltanto intesa come prevenzione delle malattie in età evolutiva, tipicamente attuata con le vaccinazioni, ma anche come indispensabile premessa di una vita sana nelle età successive con l’acquisizione precoce di stili di vita salutari a partire dall’allattamento al seno;
4. di vivere in un ambiente libero da fattori di inquinamento che favoriscono fin dalle prime età della vita lo sviluppo di malattie gravi
5. di essere difesi da situazioni di rischio e di disagio come il maltrattamento e l’uso di sostanze nocive, l’alcool, il fumo di sigaretta.

A questo punto è doverosa una riflessione: i bambini sono il futuro del mondo e della nostra società; dobbiamo salvaguardare i loro diritti fondamentali e, in particolare  e soprattutto, per quelli ammalati , il loro diritto a cure adeguate, secondo standard di qualità.
E’ pertanto  un  obbligo giuridico , oltre che etico,  opporsi a qualunque taglio delle spese per la salute e il benessere dei bambini.
Promuovere e tutelare la salute dei bambini è la mission di una società matura e progredita.
Il Presidente Napolitano , intervenendo ad un convegno  sui diritti dei bambini ha dichiarato “ è fondamentale prendersi cura dei minori; una società che si disinteressa dei loro fondamentali diritti è una società senza futuro”.

 

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