Articoli del 07/12/2008:

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Invalidi civili: una nota ministeriale favorisce la piena attuazione della Legge 9 Marzo 2006 n.80

La Legge 9 marzo 2006, n. 80,  ha stabilito  che i soggetti portatori di menomazioni o patologie stabilizzate o ingravescenti, che abbiano dato luogo al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento o di comunicazione, siano esonerati da ogni visita medica finalizzata all’accertamento della permanenza della minorazione civile o dell’handicap.
Il Decreto applicativo del 2 agosto 2007 ha fissate 12 voci relative a condizioni patologiche che determinano una grave compromissione dell’autonomia personale e gravi limitazioni delle attività e della partecipazione alla vita comunitaria.
Finalità della normativa è quella di  evitare alle persone disabili gravi inutili visite di revisione.
Ma si è potuto verificare, in concreto , che  le indicazioni operative per le Aziende sanitarie  e le misure di tutela per il Cittadino erano pressoché assenti e che capitava spesso che le Aziende sanitarie invitassero il cittadino a visita senza poi verificare, nella fattispecie concreta, se le menomazioni o le patologie di cui era portatore fossero tra quelle per le quali , ai sensi di legge, venivano esclusi  successivi controlli medico-legali..
In una simile situazione sempre più confusa e di effettiva disapplicazione della normativa, recentemente è intervenuta la Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che  ha inviato una nota “urgente” a tutte le Regioni, ai direttori generali delle Aziende Sanitarie e all’INPS.
Il documento precisa cosa fare  riguardo alle persone invalide beneficiarie di indennità di accompagnamento o di comunicazione per le quali le Commissioni delle Aziende sanitarie hanno previsto una successiva visita di revisione.
La nota specifica che l’INPS dovrà inviare a ciascuna Commissione dell’Azienda Sanitaria l’elenco delle persone titolari di indennità di accompagnamento o comunicazione per le quali è prevista la revisione, con la richiesta dei fascicoli sanitari.
A tal punto  le Aziende dovranno  inviare la documentazione sanitaria in plichi chiusi con l’annotazione “Trasmissione selettiva ai sensi del DM 2/8/07”.
Successivamente le Commissioni INPS dovranno redigere un verbale per ciascun fascicolo esaminato, da cui risulti il diritto o meno per il soggetto all’esenzione da qualunque altra visita di revisione.
Ultimato l’esame, restituiranno alle Aziende Sanitarie  i fascicoli corredati del verbale.
 Il Ministero prevede, altresì,  che sia compito  dell’INPS  comunicare direttamente alle persone, che sono state ritenute esonerate, che non saranno più chiamate a visita.
La nota del  Ministero riguarda anche  le nuove visite:In tali casi  le Commissioni  dell’Azienda Sanitaria devono scrupolosamente attenersi  alle disposizioni del decreto, avendo cura di esprimere il proprio parere sulla base della documentazione indicata, annotando nel verbale, quando ricorre il caso, il diritto all’esenzione da successive visite di verifica e controllo.
Questo è un passo avanti molto importante ottenuto anche dopo le tante segnalazioni effettuate alle Autorità preposte e al Ministero da parte di chi- come noi - dà voce ai disagi ed alle ingiustizie di cui spesso le categorie più deboli sono gravate. Ed infatti spesso alle difficoltà di mobilità degli invalidi più gravi, alle interminabili e stancanti  attese  per la visita di controllo, si aggiungeva anche , per effetto di un “diabolico “ automatismo della procedura informatica , la sospensione automatica del pagamento della provvidenza economica, con gravissimi danni proprio per quei disabili molto gravi , con nessun altro tipo di introito patrimoniale. Ciò ha causato drammi umani gravissimi a cittadini veramente bisognosi , che si sono visti annientati in toto.
Ebbene la normativa attuale, dopo l’ultima nota ministeriale, finalmente potrà avere concreta attuazione per una autentica dignità della personalità del cittadino portatore di gravi invalidità.
Per chi avesse da segnalare qualche problema in merito o vorrebbe più delucidazioni sulla normativa può rivolgersi all’Osservatorio dei Diritti dei Disabili e dei Malati aperto al pubblico tutti i lunedì pomeriggio a partire dalle 16,00 presso la Delegazione Comunale di Andreotta di Castrolibero o inviare una mail al seguente indirizzo mcorriere@libero.it.


Osservatorio dei Diritti dei Disabili e dei Malati
La Responsabile
Avv.  Margherita Corriere.

Sentenza Corte Costituzionale n.335 dell’11 Ottobre 2008 sull'illegittimità del canone di depurazione

Questa sentenza è molto importante per i consumatori ed i cittadini utenti; infatti  ha avuto ad oggetto il contestato canone di depurazione, fissando il principio in base al quale se nel Comune di residenza non sono attivi i depuratori per le acque reflue, la quota della bolletta destinata alla depurazione non deve essere pagata dai cittadini.
La Corte Costituzionale, chiamata a giudicare la legittimità del pagamento della quota di depurazione nelle bollette dell’acqua, a seguito del ricorso presentato da un cittadino contro le somme versate all’ azienda di erogazione della fornitura idrica per un servizio non reso, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), sia nel testo originario, sia nel testo modificato dall’art. 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa pertinente al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”
La Corte ha dichiarato, altresì, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”.
Nello specifico la Corte ha stabilito che la quota in questione richiesta sinora a tutti gli utenti della fornitura idrica, a seguito della sentenza della Cassazione n. 96 del 04/01/2005, non configura una tassa ma il corrispettivo di un servizio il quale, nei casi in cui manchino gli impianti, non viene erogato. Tutto ciò viola l’articolo 3 della Costituzione in quanto discrimina chi paga la tariffa senza ricevere in cambio il servizio rispetto a chi invece di tale servizio usufruisca.
Potete scaricare il modello per chiedere il rimborso (da inviare con raccomandata a.r.) e per eventuali chiarimenti potete contattarmi alla mail  mcorriere@libero.it.

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