Articoli del 14/03/2010:

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Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo:

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente la Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuire il testo non solo nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione.

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1:

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2:

1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3:

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4:

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5:

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6:

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7:

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8:

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9:

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10:

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11:

1) Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12:

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13:

1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14:

1) Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15:

1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16:

1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17:

1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18:

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19:

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20:
 
1) Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21:

1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22:

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23:

1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4) Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24:

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25:

1) Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26:

1) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27:

1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28:

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29:

1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30:

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

  • Ritengo che ognuno di noi deve conoscere questo documento, simbolo di civiltà, al fine di darne piena attuazione. Se ciascuno, nel proprio piccolo, tenesse comportamenti ispirati ai principi della Dichiarazione Universale dei diritti umani e li attuasse quotidianamente nella propria esistenza, nel mondo non ci sarebbero più ingiustizia, guerre, fame e discriminazioni
  • RAMMENTIAMOLO ALMENO UNA VOLTA AL GIORNO!!

 

La disciplina legale dello stalking negli altri paesi:

Lo stalking  attualmente è dichiarato  illegale nella maggior parte  dei paesi di lingua inglese, tra i quali, gli  USA, il Regno Unito,  l’ Australia, il  Canada e la Nuova Zelanda.
Successivamente è stata sancita la illegalità dello stalking anche in alcuni paesi dell’Europa del nord e anche in altre parti del mondo.
In alcune nazioni, tra cui l’Inghilterra, sono sufficienti  due episodi di condotte moleste  per punirne l’autore.
In molti stati, invece,  per sussistere l’illecito occorre la presenza di un  comportamento che produca  ansia o paura nella vittima.
In altri paesi l’unico requisito richiesto dalla legge è che il comportamento del reo sia sostenuto da un intento doloso.
In diverse nazioni  sono previste, a tutela della vittima di stalking,  anche misure di tipo civilistico, quali ingiunzioni o ordini di protezione (ad esempio, allo stalker può essere vietato di avvicinarsi alla zona in cui si trova l’abitazione della vittima).

Negli Stati Uniti, dopo alcuni assassini eccellenti di star del cinema, a seguito di molestie  ed atti persecutori, lo Stato della California nel 1992 si forniva di una normativa antistalking.
 Nello stesso anno il Congresso degli USA  deliberava che la massima autorità giudiziaria della federazione, L’Attorney General, attraverso il National Istitute of  Giustice, conducesse ricerche sul fenomeno e sviluppasse un modello legislativo  applicabile nelle singole legislazioni degli stati membri.
Si approvò la normativa, che, prevedendo  la definizione di un pattern mentale caratterizzabile come stalking,  qualificava  lo stalking come  “l’intenzionale malevolo e persistente comportamento di seguire o molestare  un’altra persona”.
Alcuni Stati , per essere perseguito l’autore dello stalking,  richiedevano  che insieme alla molestia sussistesse anche  una minaccia credibile   e che apparisse verosimile che il persecutore potesse  attuare la minaccia. Si esigeva , pertanto, che la paura  provata dalla vittima fosse diretta conseguenza  dei comportamenti messi in atto dal persecutore.
Solo alcuni Stati hanno accolto il concetto di “ delitto grave” punendo il reato di stalking con una pena fino a 5 anni di reclusione.
In diversi stati , in mancanza della minaccia esplicita,  sono stabilite pene meno gravi (la pena  massima di 6 mesi  di reclusione).

In Canada  il 1° agosto del 1993 è stato inserito nel Criminal Code il reato di molestia criminale (criminal harassment) per contrastare in particolare i fenomeni di violenza contro le donne. L’articolo 264 sancisce che è vietato agire nei confronti di una persona, in modo da farla sentire molestata, se l’atto in questione ha per effetto di farle ragionevolmente temere per la propria sicurezza o per quella di altre persone di sua conoscenza .
Ecco, nello specifico, le condotte incriminate:
 “molestare intenzionalmente  un’altra persona in ciascuno di questi modi:
          - seguendo o comunicando con quella persona e conoscenti anche indirettamente;

  • sorvegliando i luoghi dove quella persona  o un suo conoscente risiede, o si trova;
  • mettendo in atto condotta minacciosa di qualsiasi tipo diretta a quella persona o suoi familiari tale da temere per la sua sicurezza.

Tali comportamenti sono puniti con una pena detentiva  che nel suo massimo è stata portata da cinque a dieci anni a partire dal 2002.
Rammentiamo che dal 1997 le disposizioni relative alle molestie criminali sono state ulteriormente inasprite e l’omicidio commesso in un contesto di molestia insistente è considerato omicidio di primo grado .

Nel Regno Unito , nel giugno del 1997,  entrava in vigore  il Protection from Harassment Act.     Questa normativa disciplina due diverse forme di comportamento antisociale: la  molestia vera e propria , denominata “harassment” ed il provocare in altri la paura di subire azioni violente, definito  “ putting people in fear of violence “.
 La molestia – harassment -  “consiste nello spaventare o produrre angoscia in un’altra persona”. Per configurarsi  l’ipotesi di reato occorrono almeno due episodi ed è necessario che chi lo commette sappia o debba sapere che il suo comportamento costituisce molestia.
Si stabilisce che lo stalker dovrebbe rendersi conto di arrecare molestia se “una persona di normale raziocinio in possesso delle stesse informazioni valutasse tale condotta come una molestia”.
 Per quanto riguarda le sanzioni, la legge prevede la reclusione fino
a 6 mesi o una multa fino ad un massimo di 5000 sterline (circa 7.400 euro), o entrambe, a seconda della gravità dei fatti.
 Il provocare in altri la paura di subire azioni violente – putting people in fear of violence -  consiste nel “produrre in un’altra persona di normale raziocinio, in almeno due occasioni, la paura di subire condotte violente”  La pena massima in questo caso è la reclusione fino a 5 anni o una multa di entità indefinita, oppure entrambe.
 In tutti e due i  casi è previsto l’arresto immediato e la perquisizione della proprietà della vittima al fine di individuare le prove del comportamento di molestie assillanti.
La legge prevede, altresì,  l’adozione di ordini di protezione nei confronti dei soggetti condannati per il reato in questione. L’ordine può anche essere disposto dopo la detenzione, anche congiuntamente ad altri provvedimenti previsti dalla legge .

In Belgio lo stalking è stato riconosciuto come reato a partire dal 1998, ma la legge belga preferisce definire il fenomeno “belaging”.
· Il codice penale belga  all’art. art. 442 bis definisce lo stalking nel seguente modo:
Chiunque abbia molestato una persona, mentre era a conoscenza o avrebbe dovuto comunque sapere che il suo comportamento era tale da violare la tranquillità di un’altra persona, sarà punito con la reclusione da 15 giorni a due anni e con una multa da 50  a 300 euro o con una di queste sanzioni”.
 Il comportamento descritto in questa norma può essere punito solo ed esclusivamente su denuncia della persona molestata.
 
In Olanda,  per stalking si intende: molestare e perseguitare ripetutamente una persona con intenzione e sapendo di provocare nella stessa paura per la propria sicurezza.
Il 12 luglio del 2000 è entrata in vigore una legge contro lo stalking, che è stata  denominata  “Anti-stalkingswet' o 'Wet Belaging”.
 La definizione legale è contenuta nell’articolo 285b del codice penale che
 stabilisce quanto  segue:
1. “Chi, illegittimamente, volontariamente e sistematicamente viola la vita privata di una persona con l’intenzione di costringere la stessa a fare, non fare o tollerare qualcosa, o a spaventarla, è punito, se colpevole di 'belaging-stalking', con la reclusione fino ad un massimo di tre anni o con una sanzione di quarta categoria”.
 Il soggetto è perseguito solo a seguito di denuncia da parte della vittima.
La condotta, che può integrare un’ipotesi di stalking/belaging, viene intesa in senso abbastanza generale.
 In tale normativa antistalking non è stata applicata la limitazione in base alla quale si configura il reato solo nel caso in cui la vittima sia stata chiaramente danneggiata dalla condotta del molestatore
 L’intervento di tipo penale rappresenta, invero, una extrema ratio, cioè la soluzione ultima.
Le parti coinvolte, infatti,  dovrebbero,  preliminarmente, cercare di risolvere la situazione attraverso una conciliazione, con l’aiuto di un mediatore.
Successivamente, laddove questo primo tentativo non funzionasse, la
vittima potrebbe fare ricorso alla legge civile  e soltanto alla fine, in caso di insuccesso di queste strategie, dovrebbe essere attivato un procedimento penale.
 Per difendersi dallo stalking, la vittima può ricorrere infatti al diritto civile, richiedendo un divieto di approccio e/o di telefonare, ossia un divieto di avvicinamento o di contatto. Al fine di ottenere tali provvedimenti è comunque necessario dimostrare lo stalking mediante testimoni e prove.
Il divieto di avvicinamento o di contatto “street- or contact ban” è diretto a tenere lo stalker lontano dalla vittima e a fornire una base per un ulteriore  intervento legale qualora vi sia una violazione del divieto.

In Svizzera  il 1° luglio 2007 è entrata in vigore una normativa che ha introdotto l’art. 28b nel codice civile e che si riferisce in concreto alla protezione delle vittime da violenza, minacce ed insidie.
In base a tale articolo chi è vittima di molestie può richiedere al giudice  di vietare allo stalker di avvicinarsi od accedere ad un perimetro determinato attorno alla sua abitazione, di trattenersi in particolari luoghi, vie, quartieri e di mettersi in contatto telefonico , elettronico o in qualsivoglia altro modo con la stessa.
Tali divieti possono essere attuati in maniera molto rapida mediante provvedimenti giudiziari con  misure provvisionali ( del tipo dei nostri provvedimenti d’urgenza ex art. 700 C.P.C.).
In caso di inosservanza di tali provvedimenti il giudice può comminare all’autore delle molestie  la pena prevista dall’art. 292 del codice penale
( disobbedienza a decisioni dell’autorità); in questo modo è possibile accusare lo stalker anche di un reato penalmente sanzionato, che serva da deterrente per la reiterazione della condotta violenta ed insidiosa.

In Germania nel marzo del 2007 è stata approvata la quarantesima legge di modifica della normativa penale, che ha introdotto nell’ordinamento tedesco il reato di stalking con il  nuovo art. 238 del codice penale ,
 rubricato come “Nachstellung”, che significa atto di persecuzione o caccia.  In base alla nuova disciplina è punibile con la detenzione fino a tre anni o con il pagamento di un’ammenda pecuniaria” chiunque perseguiti illecitamente una persona cercando insistentemente la sua vicinanza, tenti di stabilire con essa un contatto tramite i mezzi di telecomunicazione o l’ausilio di terzi, ordini merci o servizi utilizzando abusivamente i suoi dati personali oppure induca un terzo a mettersi in contatto con essa, minacci con lesioni corporali l’incolumità, la salute e la libertà della vittima o di una persona ad essa vicina, oppure compia azioni simili che rechino grave pregiudizio all’organizzazione di vita di tale persona”.
I commi 2 e 3 dell’art. 238 del codice penale prevedono “ una pena detentiva che va da tre mesi a cinque anni se il molestatore mette in pericolo di morte o provoca un grave danno di salute alla vittima, ad un suo familiare o ad una persona ad essa vicina ed una pena detentiva che va da uno a dieci anni in caso di morte della vittima, di un suo familiare o di una persona ad essa vicina”.
Tranne i casi più gravi previsti da tale articolo il reato di stalking è normalmente perseguito su richiesta di parte, ma può comunque esserlo d’ufficio nel caso in cui l’autorità giudiziaria ravvisi un interesse pubblico all’azione penale.

In Spagna , benché non sia prevista una norma specifica che sanzioni penalmente lo stalking, nel suo codice penale  esistono due fattispecie a cui ricorrere onde perseguirlo.
Ed infatti, nei casi meno gravi, lo stalking viene considerato alla stregua di una condotta  diretta ad insultare, minacciare, umiliare in maniera non grave una persona e, pertanto, viene ricondotto nell’ambito dell’art. 620.2 del codice penale e punito come contravvenzione.
Nei casi di stalking più gravi il giudice ricorre all’art. 173 del codice penale, contenuto nel titolo VII “Torture ed altre offese contro l’integrità morale “.

 

Trasporto aereo e diritti dei passeggeri disabili:

È da pochi giorni entrato in vigore  il decreto legislativo n. 24 del 24 febbraio 2009 che sancisce  una specifica disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del Regolamento CE n. 1107/2006, inerente  ai diritti dei disabili nel trasporto aereo.
 Le principali disposizioni del decreto legislativo riguardano, in particolare, il divieto di  rifiutare l'imbarco o una prenotazione  per motivi di disabilità o di ridotta mobilità.
Inoltre  è reso obbligatorio informare il pubblico, in formati accessibili, delle norme di sicurezza applicate al trasporto di persone con disabilità , nonché comunicare  al  gestore  dell'aeroporto  di destinazione, qualora sia situato nel territorio  di  uno  Stato membro al quale si applica il Trattato, il numero  di  persone con disabilità presenti sul volo  che  richiedono  assistenza., al fine di adottare tutte le misure all’uopo necessarie.
In base alla nuova normativa, inoltre, il  vettore aereo ed il  gestore aeroportuale devono garantire agli utenti disabili  la presenza di personale adeguato alle loro esigenze , in modo da essere idoneo alla loro assistenza.
Obbligati ad attenersi scrupolosamente a tale normativa sono, a seconda della fattispecie,  i vettori aerei, gli operatori turistici ed i  gestori aeroportuali
Il  sopracitato decreto legislativo,  con gli allegati 1 e 2, determina gli  specifici obblighi di assistenza ai quali sono   tenuti il gestore aeroportuale e  il vettore. In particolare, il gestore aeroportuale  deve prendere tutte le misure necessarie per consentire ai disabili di comunicare  il  loro  arrivo  all'aeroporto  e la richiesta di assistenza;  spostarsi da un punto designato al banco dell'accettazione e  procedere   dal   banco   dell'accettazione   all'aeromobile, espletando i controlli per l'emigrazione, doganali e di sicurezza; adempiere alle formalità di registrazione; imbarcarsi sull'aereo o sbarcare  mediante elevatori, sedie a rotelle o altra assistenza specifica necessaria; .
I vettori , da parte loro,  devono provvedere al trasporto in cabina dei cani da assistenza, comunicare le informazioni  sul volo in formato accessibile,  attribuire i posti a sedere ai disabili  nel rispetto dei requisiti di sicurezza e delle loro fondamentali esigenze.
Per chi viola tale normativa  sono previste sanzioni che vanno da  cinquemila a  centoventimila euro, per i casi più gravi, come il negato imbarco.
 Le violazioni verranno accertate dall'ENAC -Ente nazionale per l'aviazione civile-  che è anche preposto a  comminare le sanzioni amministrative previste dal decreto.
Presso il ministero delle Infrastrutture e trasporti verrà, altresì, istituito un fondo per le iniziative a favore dei passeggeri con disabilità, che sarà finanziato con  le somme provenienti dalle sanzioni.


Avv. Margherita Corriere
Osservatorio diritti dei Disabili

 

Per la Cassazione affermare "Non è lavoro per donne" è diffamatorio:

La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, con sentenza del 12 marzo scorso ha confermato la condanna per diffamazione nei confronti di un giornalista e di un sindacalista per le critiche di genere che avevano rivolto alla direttrice del carcere di Arienzo
 La Suprema  Corte  ha infatti  ritenuto diffamatoria un’intervista pubblicata su un quotidiano locale di Caserta nel giugno 2002, intitolata "Carcere: per dirigerlo serve un uomo".
 Il titolo stesso era stato  giustamente considerato, offensivo , ma ancora di più lo era   un passaggio dell’intervista fatta dal giornalista  a un sindacalista,  che, parlando della situazione del Carcere di Arienzo dichiarava che per la struttura, diretta da una donna, "sarebbe  meglio una gestione al maschile", senza fondare tale affermazione su nessun elemento oggettivo.
Il giornalista e il sindacalista hanno fatto appello , senza alcun fondamento, al diritto di cronaca e quello di critica sindacale, chiedendo di essere assolti e di annullare il verdetto emesso dalla Corte d’Appello di Salerno .  Ma la Cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado, evidenziando nelle motivazioni che “In sostanza, la critica che viene mossa alla direttrice  è sganciata da ogni dato gestionale ed è riferita al solo fatto di essere una donna, gratuito apprezzamento contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell’appartenenza all’uno o all’altro sesso".
 Tale critica pertanto  per la Corte di Cassazione  è solo diffamatoria, in quanto fondata  sul niente, atteso che  nulla era ascrivibile  alla direttrice del carcere, se non il fatto di essere donna.
La sentenza giustamente fa rilevare che “Non si può criticare una donna solo perchè è una donna, separatamente da ogni altra possibile variabile”
Le affermazione riportate dal giornalista e dichiarate dal sindacalista , pertanto, secondo la Suprema Corte  “sono certamente lesive della reputazione, trattandosi di espressioni assolutamente gratuite, sganciate dai fatti e che costituiscono una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità (sottolineata dal verbo servire) di affidare la direzione del carcere comunque ad un uomo”. Quel “comunque ad un uomo” è uno dei punti basilari  della vicenda de qua, atteso che  secondo la Cassazione esprimerebbe un punto di vista maschilista, autoreferenziatosi come  superiore e quindi in grado di decidere “se e che” una donna, o perlomeno quella donna sia o meno in grado di fare.
Questa sentenza è molto importante per l’attuazione concreta della parità tra i generi e per una autentica realizzazione dell’uguaglianza sostanziale in campo lavorativo tra uomini e donne .
Ma ci si augura che per il futuro non ci sia bisogno di adire le vie giudiziarie e prevalga la cultura del rispetto e dell’attenzione  in tutti i campi , sia sociale, che lavorativo, politico e familiare tra uomini e donne.

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