Articoli del 20/02/2009:

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Corte Costituzionale Sentenza 30.01.09, n.19: Ha diritto al congedo anche il figlio convivente di persona in situazione di disabilità grave

Corte Costituzionale: ha diritto al congedo anche il figlio convivente di persona in situazione di disabilità grave

 

Presidente: Giovanni Maria Flick
Redattore: Maria Rita Saulle

Ne giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), promosso con ordinanza del 26 marzo 2008 dal Tribunale di Tivoli nel procedimento civile vertente tra C.F. e l’Istituto superiore «Zambeccari», iscritta al n. 244 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell’anno 2008.

Visto l’atto di costituzione di C.F.;

udito nell’udienza pubblica del 2 dicembre 2008 il Giudice relatore Maria Rita Saulle;

udito l’avvocato Giampaolo Ruggiero per C.F.

Ritenuto in fatto

1. – Con ordinanza del 26 marzo 2008, il Tribunale di Tivoli, sezione lavoro, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), per violazione degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione.

Ad avviso del Tribunale rimettente, la norma contrasterebbe con i citati parametri costituzionali «nella parte in cui esclude dal novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona affetta» da disabilità grave.

1.1. – Nell’ordinanza di rimessione si precisa che il giudizio principale ha ad oggetto il ricorso proposto ai sensi dell’art. 700 del codice di procedura civile avverso il provvedimento con il quale un Istituto statale di istruzione superiore aveva respinto l’istanza avanzata da un proprio dipendente – inquadrato come collaboratore scolastico a tempo indeterminato – finalizzata ad ottenere il riconoscimento del diritto al congedo straordinario retribuito per poter assistere la madre in situazione di disabilità grave, certificata ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), in quanto unico soggetto convivente.

Il rigetto dell’istanza da parte dell’Amministrazione, afferma il rimettente, è stato motivato in ragione della mancata menzione espressa, nella disposizione censurata, del figlio del genitore disabile tra i soggetti legittimati alla fruizione del congedo straordinario retribuito.

2. – In punto di non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente osserva che questa Corte, con le sentenze n. 233 del 2005 e n. 158 del 2007, ha esteso il beneficio in esame; con la prima pronuncia, ai fratelli o alle sorelle conviventi nell’ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio in situazione di disabilità grave perché totalmente inabili; con la seconda pronuncia, al coniuge convivente del disabile.

In particolare, ad avviso del giudice a quo, rileverebbe nel caso di specie l’affermazione di questa Corte secondo la quale la «ratio legis della disposizione normativa in esame consiste nel favorire l’assistenza al soggetto con handicap grave mediante la previsione del diritto ad un congedo straordinario − rimunerato in misura corrispondente all’ultima retribuzione e coperto da contribuzione figurativa − che, all’evidente fine di assicurare continuità nelle cure e nell’assistenza ed evitare vuoti pregiudizievoli alla salute psicofisica del soggetto diversamente abile, è riconosciuto non solo in capo alla lavoratrice madre o in alternativa al lavoratore padre ma anche, dopo la loro scomparsa, a favore di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi» (sentenza n. 233 del 2005). Il rimettente sottolinea, altresì, che, sempre secondo questa Corte, «l’interesse primario cui è preposta la norma in questione – ancorché sistematicamente collocata nell’ambito di un corpo normativo in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità – è quello di assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell’assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall’età e dalla condizione di figlio dell’assistito» (sentenza n. 158 del 2007).

3. – Alla luce di tali premesse, secondo il Tribunale di Tivoli, l’esclusione del figlio del disabile dal novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo retribuito previsto dall’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001, in mancanza di altre persone idonee ad occuparsi dello stesso, contrasterebbe in primo luogo con l’art. 3 della Costituzione, posto che lo «status di figlio è fonte dell’obbligo alimentare previsto dall’art. 433 del codice civile, nell’ambito del quale il figlio medesimo è collocato in via prioritaria rispetto allo stesso genitore dell’avente diritto»; di conseguenza, il mancato riconoscimento del relativo diritto nei confronti del figlio convivente, rispetto a quanto previsto per i genitori, il coniuge ed i fratelli conviventi, determinerebbe un’ingiustificata disparità di trattamento del figlio rispetto agli altri congiunti del disabile.

In secondo luogo, sempre ad avviso del giudice a quo, detta esclusione violerebbe anche l’art. 2 Cost., «che richiede il rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà e la conseguente predisposizione di misure che consentano l’esercizio dei medesimi», nonché l’art. 32 Cost., poiché il diritto alla salute non verrebbe sufficientemente tutelato a causa della mancata garanzia ad un «soggetto lavoratore, avente lo status di unico convivente con persona affetta da stabile disabilità», della «predisposizione di idonee misure finalizzate alla prestazione della necessaria assistenza».

4. – In punto di rilevanza, infine, il Tribunale di Tivoli osserva che «la pretesa azionata dal ricorrente non può che essere esaminata in riferimento» alla disposizione censurata, risultando altresì dagli atti di causa che «l’istante è l’unico soggetto convivente con la madre […] riconosciuta affetta da handicap grave, ai sensi dell’art. 3, comma 3, legge n. 104 del 1992, dalla competente commissione della AUSL locale» e che il rigetto da parte della autorità scolastica dell’istanza di concessione del congedo straordinario avanzata dal ricorrente è motivata unicamente dalla mancata inclusione, nel novero dei soggetti legittimati, del figlio del disabile.

5. – Con memoria depositata in data 17 luglio 2008, si è costituito in giudizio il ricorrente nel giudizio a quo, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia accolta.

La parte privata, dopo aver ribadito la ricostruzione dei fatti e le argomentazioni svolte dal giudice rimettente, deduce in particolare che la disparità di trattamento determinata dall’esclusione del figlio di un disabile dai soggetti legittimati a poter usufruire del congedo straordinario retribuito riserverebbe «irragionevolmente una minor tutela sia al nucleo familiare del disabile […], rispetto a quella riservata alla sua famiglia di origine, sia al diritto alla salute dello stesso, la cui realizzazione è assicurata anche attraverso il sostegno economico della famiglia che lo assiste».

Considerato in diritto

1. – Il Tribunale di Tivoli, in funzione di giudice del lavoro, dubita della legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), «nella parte in cui esclude dal novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona affetta» da disabilità grave, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione.

Ad avviso del giudice rimettente, infatti, la norma censurata, riconoscendo il diritto al congedo straordinario retribuito esclusivamente ai genitori della persona in situazione di disabilità grave, o, in alternativa, in caso di loro scomparsa o impossibilità (dopo la sentenza n. 233 del 2005 di questa Corte), ai fratelli e sorelle con essa conviventi, nonché (dopo la successiva sentenza n. 158 del 2007) al coniuge convivente del disabile, si porrebbe in contrasto con l’art. 3, primo comma, Cost., determinando un ingiustificato trattamento deteriore di un soggetto, il figlio convivente, tenuto ai medesimi obblighi di assistenza morale e materiale nei confronti del disabile.

La norma in questione, al contempo, contrasterebbe con l’art. 2 Cost., il quale, imponendo il rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà, richiederebbe la predisposizione di misure idonee a consentirne l’adempimento, nonché con l’art. 32 Cost., in quanto la garanzia del diritto alla salute, ivi prevista, risulterebbe vanificata dalla mancata previsione del diritto al congedo straordinario a favore dell’unico soggetto convivente con la persona affetta da stabile disabilità e bisognosa della necessaria assistenza.

2. – La questione è fondata.

2.1. – Questa Corte ha operato un primo vaglio della norma censurata relativa all’istituto del congedo straordinario, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001, nella parte in cui non prevedeva il diritto di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con un disabile grave a fruire del congedo ivi indicato, nell’ipotesi in cui i genitori fossero impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio handicappato perché totalmente inabili (sentenza n. 233 del 2005).

In quell’occasione la Corte ha sottolineato che il congedo straordinario retribuito si iscrive negli interventi economici integrativi di sostegno alle famiglie che si fanno carico dell’assistenza della persona diversamente abile, evidenziando altresì il rapporto di stretta e diretta correlazione di detto istituto con le finalità perseguite dalla legge n. 104 del 1992, ed in particolare con quelle di tutela della salute psico-fisica della persona handicappata e di promozione della sua integrazione nella famiglia.

2.2. – Questa Corte ha poi dichiarato l’illegittimità costituzionale della medesima disposizione, nella parte in cui non includeva nel novero dei soggetti beneficiari, ed in via prioritaria rispetto agli altri congiunti indicati dalla norma, il coniuge convivente della persona in situazione di disabilità grave (sentenza n. 158 del 2007).

Con tale pronuncia si è posta in evidenza la ratio dell’istituto del congedo straordinario retribuito, alla luce dei suoi presupposti e delle vicende normative che lo hanno caratterizzato, rilevandosi che «sin dal momento della sua introduzione, […] l’istituto in questione mirava a tutelare una situazione di assistenza della persona con handicap grave già in atto, pur limitando l’ambito di operatività del beneficio ai componenti (genitori e, in caso di loro scomparsa, fratelli) della sola famiglia di origine del disabile». Conseguentemente, si è affermato che «l’interesse primario cui è preposta la norma in questione – ancorché sistematicamente collocata nell’ambito di un corpo normativo in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità – è quello di assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell’assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall’età e dalla condizione di figlio dell’assistito».

Sulla base di tali premesse, questa Corte ha ritenuto che il trattamento riservato dalla norma censurata al lavoratore coniugato con un disabile, che versi in situazione di gravità e con questo convivente, ometteva di considerare le situazioni di compromissione delle capacità fisiche, psichiche e sensoriali, tali da «rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione» – secondo quanto previsto dall’art. 3 della legge n. 104 del 1992 – che si fossero realizzate in dipendenza di eventi successivi alla nascita ovvero in esito a malattie di natura progressiva. In tal modo la stessa norma avrebbe comportato un inammissibile impedimento all’effettività dell’assistenza ed integrazione del disabile stesso nell’ambito di un nucleo familiare in cui ricorrono le medesime esigenze che l’istituto in questione è deputato a soddisfare, in violazione degli artt. 2, 3, 29 e 32 Cost.

2.3. – I principi appena richiamati sono applicabili anche all’ipotesi oggetto del presente giudizio.

La disposizione censurata, omettendo di prevedere tra i beneficiari del congedo straordinario retribuito il figlio convivente, anche qualora questi sia l’unico soggetto in grado di provvedere all’assistenza della persona affetta da handicap grave, viola gli artt. 2, 3 e 32 Cost., ponendosi in contrasto con la ratio dell’istituto. Questa, infatti, come sopra evidenziato, consiste essenzialmente nel favorire l’assistenza al disabile grave in ambito familiare e nell’assicurare continuità nelle cure e nell’assistenza, al fine di evitare lacune nella tutela della salute psico-fisica dello stesso, e ciò a prescindere dall’età e dalla condizione di figlio di quest’ultimo.

Inoltre, la suddetta omissione determina un trattamento deteriore dell’unico figlio convivente del disabile – allorché sia anche il solo soggetto in grado di assisterlo – rispetto agli altri componenti del nucleo familiare di quest’ultimo espressamente contemplati dalla disposizione oggetto di censura; trattamento deteriore che, diversificando situazioni omogenee, quanto agli obblighi inderogabili di solidarietà derivanti dal legame familiare, risulta privo di ogni ragionevole giustificazione.

per questi motivi la Corte Costituzionale

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 gennaio 2009.

F.to:

Giovanni Maria FLICK, Presidente

Maria Rita SAULLE, Redattore

Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 30 gennaio 2009.

Nuova Sentenza della Corte Costituzionale a tutela dei portatori di handicap

Il 30 gennaio scorso è stata depositata una nuova sentenza della Corte Costituzionale, a tutela dei diritti dei disabili gravi e del suo nucleo familiare.
Preliminarmente occorre fare una piccola cronistoria giuridica :   l’articolo 80  , comma 2, della legge 388/2000,  successivamente richiamato  dall'articolo 42, comma 5 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151,  ha integrato le disposizioni stabilite  dalla Legge 53/2000, dando la possibilità  ai genitori di persone con handicap grave, di usufruire di due anni di congedo retribuito.
Successivamente l'articolo 3, comma 106 della Legge 350/2003 aveva abrogato il disposto che   imponeva, quale requisito per la concessione dei congedi retribuiti, che la figlio disabile grave fosse in possesso del certificato di handicap grave da almeno 5 anni.
Dopo alcuni anni e varie legittime iniziative delle associazioni che tutelano i diritti dei portatori di handicap, tra cui la nostra, la Corte Costituzionale, con sentenza dell’8 giugno 2005, n. 233, ha dichiarato illegittima la norma nella parte in cui non prevede il diritto di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con soggetto con handicap in situazione di gravità di fruire del congedo straordinario, nell'ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all'assistenza del figlio handicappato perché totalmente inabili.
In seguito,  la Corte Costituzionale, con  la sentenza 18 aprile 2007, n. 158,  ha censurato, dichiarandone l’incostituzionalità, la norma che
 “ escludeva  dal novero dei beneficiari del congedo straordinario retribuito il coniuge, pur essendo questi, sulla base del vincolo matrimoniale ed in conformità dell'ordinamento giuridico vigente, tenuto al primo posto  - ex art. 433 cod. civ.- all'adempimento degli obblighi di assistenza morale e materiale del proprio consorte, obblighi che l'ordinamento fa derivare dal matrimonio. Ciò implica, come risultato, un trattamento deteriore del coniuge del disabile, rispetto ai componenti della famiglia di origine". Pertanto veniva dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 42, nella parte in cui non prevedeva la concessione dei congedi retribuiti anche al coniuge della persona con handicap grave.
Ma a quel punto, proprio commentando tale sentenza, l’Osservatorio dei diritti dei disabili aveva evidenziato che c’era ancora un problema molto rilevante di sostanziale iniquità, che ledeva il diritto di uguaglianza ed i diritti fondamentali dei disabili, soprattutto dei figli delle persone portatrici di handicap grave: infatti in una società in cui sono numerosi gli anziani diversamente abili con handicap in situazione di gravità, era anticostituzionale che  non spettasse il sacrosanto diritto di usufruire di tali congedi  ai figli di genitori gravemente disabili,  E quindi ci si attivava affinché venisse modificata la normativa anche in questo senso.
Tantissime sono state le iniziative dell’Osservatorio, come delle altre associazioni che tutelano i disabili, al fine di rimuovere anche questo ostacolo che ancora  frapponeva la normativa ad un paritario trattamento di tutti i disabili e dei loro parenti, siano essi genitori, figli, coniugi o fratelli.
 Infatti c’erano state molteplici segnalazioni da parte di figli – specialmente conviventi – con genitori  portatori di handicap in situazione di gravità, che erano molto preoccupati perché , lavorando, non avevano né il tempo, né pertanto la concreta ed idonea possibilità di accudire e sostenere , sia materialmente che psicologicamente , il proprio padre o la propria madre disabili gravi o gravissimi, rendendosi conto che spesso le persone anziane, in quelle condizioni , hanno , non solo bisogno del supporto di una mera  “badante “, ma del conforto affettivo e psicologico di un figlio.
Da una stima e da  una analisi statistica di tutte le richieste che ci sono  pervenute negli ultimi anni gli anziani o – comunque – la fascia dei “genitori portatori di handicap grave” , tra tutti i vari tipi di parenti disabili gravi, una percentuale  che si assesta, al momento intorno al 70%, con picchi addirittura superiori all’80% in alcune zone.
Ancora una volta è stata in ogni caso la Corte Costituzionale, ad intervenire con una sentenza molto importante per la dignità dei disabili; infatti con   la Sentenza n. 19 del 26 gennaio 2009, la Corte Costituzionale  ha stabilito l'illegittimità costituzionale della normativa sopracitata anche nella parte in cui non prevede la concessione dei congedi ai figli che assistono i genitori conviventi in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.
Nella Sentenza, la Corte rileva  pertanto che «La disposizione censurata, omettendo di prevedere tra i beneficiari del congedo straordinario retribuito il figlio convivente, anche qualora questi sia l'unico soggetto in grado di provvedere all'assistenza della persona affetta da handicap grave, viola gli artt. 2, 3 e 32 Cost., si pone in contrasto con la ratio dell'istituto. Questa, infatti, consiste essenzialmente nel favorire l'assistenza al disabile grave in ambito familiare e nell'assicurare continuità nelle cure e nell'assistenza, al fine di evitare lacune nella tutela della salute psico-fisica dello stesso, e ciò a prescindere dall'età e dalla condizione di figlio di quest'ultimo».
La Corte dichiara pertanto l’illegittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 «nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.»
Pertanto, dopo la Sentenza citata anche i lavoratori che assistono il genitore con handicap grave, finora esclusi dal beneficio, hanno diritto a richiedere la concessione dei due anni di congedo retribuito.


Margherita Corriere

Riflessioni Sul Caso Englaro

La drammatica vicenda Englaro avrebbe dovuto imporre a noi tutti, a prescindere dalle ideologie e dalle proprie soggettive convinzioni, un silenzioso e composto momento di raccoglimento, ma tanti si sono arrogati il “dovere” di elargire “pillole di saggezza”, ignorando e trascurando la tragedia vissuta da quella famiglia: una tragedia iniziata 17 anni fa.
Preliminarmente c’è da chiedersi come può essere ritenuto lecito essere condannati a sopravvivere, ad essere mantenuti artificialmente in vita, mediante trattamento terapeutico e sanitario in un corpo privo di qualsivoglia stato di coscienza e di relazione con il mondo esterno, senza nessuna concreta speranza di guarigione, quando la volontà della persona, prima di cadere in tale stato, era  quella di essere totalmente contraria a quegli accanimenti terapeutici finalizzati esclusivamente al mantenimento della persona in uno stato di perenne incoscienza ed estraneità con il mondo esterno.
Ricordiamo che l’articolo 2 della nostra Costituzione riconosce come fondamentali i diritti inviolabili dell’uomo, tra cui proprio quello alla tutela della dignità umana; orbene il ricorso a forme di accanimento terapeutico può essere considerato lesivo della dignità umana, sebbene finalizzato ad un mero prolungamento artificiale della vita, quando sia accertato in concreto che non possa apportare beneficio alcuno al soggetto in termini di eventuale guarigione e risulti contrario alle disposizioni di volontà del paziente.
Certamente qualcuno potrebbe obiettare che esiste anche l’altro diritto fondamentale che è il diritto alla vita; ma tale diritto spetta in maniera inconfutabile al suo titolare.
È bene rammentare anche due altri importanti articoli della nostra Costituzione:
- l’art. 13 che afferma che la libertà personale è inviolabile, tutelando il soggetto da qualunque interferenza esterna sulla gestione del proprio corpo e della propria mente a cui la persona non abbia acconsentito.
- l’art. 32 che sancisce che lo Stato tutela la salute riconoscendola come fondamentale ed imprescindibile diritto del cittadino e della collettività, stabilendo che a nessuno può essere imposto – se non per legge – un determinato trattamento sanitario e che, in ogni caso, la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Pertanto al diritto alla salute ed a adeguate cure, corrisponde di contro un altro importante diritto inviolabile: il diritto a rifiutare un trattamento sanitario (purché non sussistano motivi di interesse pubblico per la pubblica incolumità).
Certamente, come giustamente osservato dalla Corte di Cassazione, chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali. Ma succede che accanto a chi ritiene che sia nel proprio interesse essere tenuto comunque in vita artificialmente, il più a lungo possibile, c’è invece chi – come Eluana – “legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti  sopravvivere indefinitivamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”.
Afferma la Corte che in uno Stato come quello italiano, retto sul pluralismo dei valori e che mette al centro del rapporto paziente/medico  il principio di autodeterminazione e la libertà di scelta, quest’ultima non può che essere rispettata in toto.
Pertanto l’ordinamento dà e deve dare la possibilità di far sentire la propria voce tramite il proprio rappresentante legale alla persona che , prima di cadere nello stato di assoluta e totale incoscienza tipica dello stato vegetativo permanente abbia manifestato espressamente la totale inaccettabilità dell’idea di un corpo destinato grazie a terapie mediche a sopravvivere alla mente.
Ed infatti la Corte di Cassazione ha fissato il proprio indirizzo con i seguenti principi di diritto, stabilendo che “ove il malato giaccia da moltissimi anni  in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificialmente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario (fatta salva l’applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell’interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti:


 (a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno;


 (b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di
prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti,corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona…”.


Pertanto, alla luce della normativa vigente e  della nostra Carta Costituzionale, ma anche da un punto di vista etico, non scordiamo mai di portare autentico rispetto ai nostri simili ed alla loro dignità, che è inviolabile ed indisponibile: non lasciamoci prendere dalla tentazione di emanare sommarie sentenze come tali ingiuste e banali.
Sentiamoci solidali e vicini alla famiglia Englaro
in un rispettoso silenzio.

Margherita Corriere

 

Chiarimenti in merito al Bonus Straordinario

L’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185 ha introdotto per l’anno 2009 il bonus straordinario in favore delle famiglie più disagiate economicamente.
È bene fare alcune precisazioni, atteso che non a tutti i cittadini è chiaro chi possa usufruirne .
La ratio di tale beneficio economico, previsto per il solo 2009, si basa  sull’aiuto alle famiglie a basso reddito; l’importo del bonus è proporzionale alla composizione del nucleo familiare  ed al reddito complessivo conseguito dai suoi componenti  nel periodo d’imposta 2007 oppure, in alternativa, in quello 2008.
Ricordiamo che fanno parte del cosiddetto nucleo familiare , oltre al richiedente il bonus, il coniuge  non legalmente ed effettivamente separato, i figli –compresi i naturali e gli adottivi -, nonché gli affiliati e gli affidati ed, inoltre, tutte quelle altre  persone  indicate dall’art. 433 c.c.( genitori, ascendenti prossimi, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle) che convivano con il richiedente o percepiscano assegni alimentari  non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Rammentiamo che , ai fini dell’entità del bonus, il familiare, per essere considerato  “ a carico “ del richiedente  deve possedere un reddito annuo complessivo non superiore ad euro 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili.
Il bonus, altresì, è concesso solo se il richiedente e gli altri componenti del nucleo familiare  abbiano percepito  redditi delle seguenti categorie:

Come accennato sopra, il bonus  varia nella sua entità a seconda della composizione  del nucleo familiare  e del reddito complessivo.
Pertanto , per i soggetti unici componenti del nucleo familiare , con un reddito che non supera i quindicimila euro , il bonus ammonterà ad euro 200,00; in questo caso il bonus è erogabile solo se tra i redditi posseduti dal soggetto figuri un reddito di pensione.
Il bonus sarà di 300,00 euro nel caso di nucleo familiare composto da 2 persone( il richiedente + 1 familiare a carico) con un reddito complessivo non superiore a 17.000,00 euro.
Il bonus salirà a 400,00 euro se il nucleo familiare sarà composto da 3 persone ( richiedente + 2 familiari a carico ) ed il reddito complessivo sarà di euro 17.000,00.
Ammonterà ad euro 500,00  nel caso di nucleo familiare composto da 4 persone con reddito complessivo non superiore a 20.000,00 euro.
Il bonus sarà invece di euro 600,00 per i nuclei familiari di  5 componenti , con un reddito familiare complessivo non superiore ad euro 20.000,00, mentre salirà ad euro 1.000,00  per il nucleo familiare di oltre 5 componenti , con un reddito complessivo familiare di 22.000,00 euro.
Orbene, a questo punto si è voluta introdurre una norma che prevede il bonus di 1.000,00 euro  per  quei nuclei familiari nei quali sia presente anche una persona diversamente abile, portatrice di handicap: in questi casi il nucleo familiare non deve essere per forza  di un tot determinato di componenti, ma   è sufficiente che sia composto almeno da 2 persone , il richiedente ed 1 familiare a carico portatore di handicap. Il reddito familiare complessivo, in tale fattispecie, non può mai essere  superiore a 35.000,00 euro.
La richiesta del beneficio può essere effettuata, a seconda dei casi, in alternativa, o in relazione al 2007 oppure al 2008.
La richiesta dell’erogazione del beneficio deve essere presentata al sostituto d’imposta o all’ente pensionistico:

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