Articoli del 22/11/2015:

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Spese ordinarie e spese straordinarie: arrivano i chiarimenti dalla Cassazione:

Rammentiamo che la Corte di Cassazione, con la sentenza  n. 18869/2014, ha precisato che “in tema di mantenimento della prole, devono intendersi per spese  straordinarie quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, sicché la loro inclusione in via forfettaria nell’ammontare dell’assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall’art. 155 cod. civ. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, nonché recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell’assegno cumulativo,  di cure necessarie o di altri indispensabili apporti”.
In senso conforme si è espressa la giurisprudenza di merito, secondo cui in caso di affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori,  ciascun genitore dovrà provvedere nella misura del 50% alle spese straordinarie relativi ai figli . E si è precisato che devono intendersi come spese straordinarie quelle   concernenti eventi sostanzialmente eccezionali nella vita della prole, oppure le spese che servono per soddisfare esigenze episodiche ed imprevedibili o quelle concernenti eventi ordinari non inclusi nel mantenimento.
A titolo esemplificativo , dalle viarie sentenze, si deduce che  vanno ricomprese nella nozione di spese straordinarie  le spese per interventi chirurgici, odontoiatrici, fisioterapia, cicli di psicoterapia e logopedia, occhiali da vista, lezioni private, attività sportive agonistiche con relativa attrezzatura, viaggi di studio, le spese per tasse scolastiche ed universitarie, per libri di testo di inizio anno scolastico, per attività sportive non agonistiche con relativa attrezzatura, corsi di lingua straniera,  corsi di musica, informatica, le spese sanitarie non rimborsate dal SSN .
E’ importante sottolineare che in regime dì affidamento condiviso, le spese straordinarie dovranno essere previamente concordate tra i genitori, ad eccezione delle c.d. spese straordinarie obbligatorie, quali le spese per tasse scolastiche ed universitarie, per libri di testo di inizio anno scolastico, le spese mediche e di degenza per interventi indifferibili presso strutture pubbliche o private convenzionate.
Inoltre le spese straordinarie non possono essere incluse, in un ammontare predeterminato forfettariamente, all’interno dell’assegno di mantenimento. Lo ha precisato Cassazione civile proprio nella sentenza  n. 18869/2014 secondo cui “pur non trovando la distribuzione delle spese straordinarie una disciplina specifica nelle norme inerenti alla fissazione dell’assegno periodico, deve ritenersi che la soluzione di stabilire in via forfettaria ed aprioristica ciò che è imponderabile e imprevedibile, oltre ad apparire in contrasto con il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere preventivamente quantificato, introduce, nell’individuazione del contributo in favore della prole, una sorta di alea incompatibile con i principi che regolano la materia” (in conformità  Cass., sent. n. 9372 del 2012).
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 11894 del 9 giugno 2015 ha affrontato ancora una volta la controversa questione del contributo alle spese straordinarie che il genitore non collocatario deve corrispondere per il figlio.
In tale sentenza la Corte di Cassazione  precisa che per spese straordinarie si intendono quelle che per la loro rilevanza, imprevedibilità e imponderabilità, esulano dall'ordinario regime di vita dei figli, cosicché la loro inclusione in via forfettaria nell'ammontare dell'assegno, posto a carico di uno dei genitori, “può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dalla legge e con quello dell'adeguatezza del mantenimento, nonché recare pregiudizio alla prole, che potrebbe essere privata di cure necessarie o di altri indispensabili apporti”.
Per quanto invece riguarda le spese ordinarie la giurisprudenza è concorde nel ricondurre tra le ‘‘spese ordinarie’’, anche se parametrate nell’arco di un anno e non di carattere giornaliero, quelle effettuate per l’acquisto di libri scolastici, di materiale di cancelleria, dell’abbigliamento per lo svolgimento dell’attività fisica a scuola, della quota di iscrizione alle gite scolastiche. Tutto ciò, ovviamente, basandosi sulla considerazione che la frequenza scolastica da parte del minore non è qualcosa di eccezionale ed imprevedibile ma, al contrario, di obbligatorio e fondamentale. Anche le spese mensili per la frequenza scolastica con annesso semi-convitto è stata considerata una ‘‘spesa ordinaria’’ in relazione al normale standard di vita seguito dal minore fino al momento della crisi familiare, con eventuale possibilità di aumentare l’assegno di mantenimento precedentemente disposto per far fronte a tale esigenza.

La legge 19 ottobre 2015 n.173 e il diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine:

La legge 19 ottobre 2015 n. 173 è finalizzata al diritto della continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare; infatti il legislatore ha inteso tutelare il rapporto affettivo che viene a crearsi, tra i minori temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo e i loro affidatari per effetto dell'affido familiare di cui agli articoli 4 e 5 della legge sull'adozione.
In base al nuovo articolo 4, comma 5-bis, della legge 4 maggio 1983 n. 184, introdotto dall'articolo 1, comma 1, della legge 173/2015:

• si accerta che il minore, già temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo e, per questo motivo, affidato a una famiglia, si trova in realtà, in una situazione di abbandono, perché privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi;
• gli affidatari devono avere i requisiti per poter adottare un minore (cioè sono uniti in matrimonio da almeno tre anni, negli ultimi tre anni non si sono mai separati neppure di fatto, sono effettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere il minore, hanno un'età che supera di almeno 18 anni – e di non più 40 – quella dell'adottando) e chiedono di potere adottare il minore;
• tra gli adottanti e il minore deve esserci stato un prolungato periodo di affidamento.
Nel momento in cui saranno presenti tali circostanze il Tribunale per i minorenni, nello scegliere gli adottanti, deve tenere conto dei legami affettivi significativi nonché del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria in conseguenza dell'affidamento.
Con la legge n.173 del 2015 si è introdotta una corsia preferenziale per le adozioni da parte delle famiglie che hanno, spesso per un lungo periodo di tempo, in affido minori in stato di adottabilità e abbandono. In questo senso la continuità affettiva che permette di adottare il bambino presuppone dunque un rapporto stabile e duraturo fra il minore e i genitori affidatari, che ha dato origine quindi a degli “affetti significativi”.
Ricordiamo che sono previste due condizioni per l’attivazione della corsia preferenziale dell’adozione per genitori affidatari:

  1. gli stessi devono possedere gli  identici requisiti richiesti a chi fa la domanda di adozione e cioè che siano coniugati da non meno di tre anni e la loro età superi di non più di 45 anni e di almeno 18 l’età del bambino;
  2. il minore deve essere dichiarato adottabile. Lo stato di adottabilità coincide con l’impossibilità, dopo il decorso del termine dei 24 mesi (salvo proroghe) durante il quale lo stesso viene affidato alla famiglia temporanea, di reinserirlo nuovamente nella famiglia d’origine.

 A beneficiare delle nuove norme saranno oltre 14mila minori. Secondo le statistiche, inoltre gli affidamenti familiari che superano il biennio rappresentano il 60% dei casi.

Ora il Tribunale dei minori, nel decidere sull’adozione, non può prescindere dal solido rapporto consolidatosi tra il minore e la "famiglia affidataria".
Inoltre si mette in rilievo che il nuovo articolo 4, comma 5-ter, della legge 4 maggio 1983 n. 184 - introdotto dall'articolo 1, comma 2, della legge 173/2015 -  dispone che qualora il minore faccia ritorno, dopo un periodo di affidamento, nella propria famiglia di origine o sia affidato ad altra famiglia o, ancora, sia adottato, non siano posti nel nulla i rapporti tra gli originari affidatari e il minore.

Si prevede, pertanto, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento, nell’interesse affettivo del minore.

Cliccare qui per leggere e scaricare il testo sulla legge 19 ottobre 2015 n.173 in formato PDF

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